peso e lavaggi
Superato il primo passo nella scelta della vestibilità, è consigliabile valutare
in secondo luogo il tessuto nel suo peso e composizione.
Un tempo i jeans erano quasi sempre realizzati al 100 % in cotone, oggi è più frequente
trovare composizioni che presentano un 2 o 3 % di elastane. Ciò comporta una comodità
maggiore, soprattutto nei modelli stretti, tale da denominare questi materiali con
il termine inglese: COMFORT.
Lo STRETCH ( elasticizzato puro con 20 o 30 % di elastane ) utilizzato esclusivamente
per la donna, è oggi raramente proposto.
Il peso del denim viene espresso in oncie ( OZ ). Un jeans di peso medio si aggira
di solito intorno alle 11/12 oz. Sopra tale peso possiamo parlare di denim pesante
per la stagione autunno/inverno, mentre per la bella stagione ( dalle 10 oz. in
giù ) diventano jeans leggeri e morbidi. Esiste anche il superleggero, per l’ estate
piena, che può arrivare fino ad un peso di 7 o 5 oz. Indubbiamente il peso medio
è il più diffuso ed il più ricercato poichè attribuisce al jeans un ciclo di utilizzo
annuo.
LAVAGGIO
Il colore o, per meglio dire, il tipo di lavaggio è il terzo elemento da valutare.
La maggior parte delle persone quando si ritrovano all’ interno di un negozio di
jeans si proiettano alla selezione del prodotto partendo dal presupposto della scelta
colore. Nella psicologia del consumatore tale orientamento è istintivo.
Possiamo considerarlo un inizio sbagliato, poiché una volta selezionato il colore
( azione semplice ) ci si confronta con vestibilità e peso. Si può trovare un bellissimo
lavaggio ma una volta indossato quel jeans potrebbe non avere la forma che desideriamo,
potrebbe vestire male a causa di una struttura che non incontra la nostra anatomia
o, ancor più elementare, non essere della nostra taglia.
Ammettendo di essere riusciti a far coincidere il colore del denim con la vestibilità
che cercavamo, il peso del tessuto potrebbe essere comunque un ulteriore ostacolo
nella scelta definitiva del jeans: troppo pesante o troppo leggero!
Quindi nella nostra esperienza, considerando che spesso i produttori propongono
varianti colore che spaziano dallo scuro al più chiaro, la scelta del lavaggio diventa
automaticamente il terzo passaggio dopo aver selezionato vestibilità e peso.
Esistono vari tipi di lavaggi:
- ONE WASH ( 1° lavaggio - il denim viene bagnato in acqua una volta sola, è ancora
una stoffa a rullo che passa attraverso vasche d’ acqua , ancora prima di essere
passato al taglio per il confezionamento del pantalone. Il Denim si ridimensiona
perdendo lunghezza e larghezza, in tal modo non si modificherà più la taglia del
jeans una volta lavato in lavatrice . Aspetto del prodotto: blu scuro uniforme ).
- STONE WASH ( lavaggio con pietra pomice - il jeans viene lavato con macchine industriali
in grossi quantitativi all’ interno delle quali viene posta della pietra pomice
in sassi. Il movimento rotatorio della macchina crea uno sfregamento fra pietre
e tessuto tale da scolorirlo e da fargli attribuire il tipico colore del jeans slavato.
In base alla durata del trattamento il colore può variare dai toni scuri a quelli
più chiari. Con i tipici contrasti del jeans usato).
- SAND BLASTING ( sabbiatura - i jeans vengono spruzzati con forti getti di sabbia,
l’ atrito che ne consegue scolorisce il denim creando contrasti mirati in funzione
di dove si concentra il getto e dell’ intensità del trattamento. Sono jeans morbidissimi
con un vero effetto used ).
- BLEACHED ( candeggiato - il jeans viene lavato in macchine con additivi a base di
ipoclorito o decoloranti , acquisisce un colore più azzurrato tendente al bianco
quanto più viene prolungato il trattamento. Si riconosce dall’ inconfondibile odore
di candeggina che spesso permane sul tessuto. Questo tipo di trattamento può essere
applicato anche per mezzo di spennellate date manualmente su ogni jeans. Con un
lavoro metodico e prolungato ad ogni pantalone vengono applicate mediamente 120
pennellate in punti mirati al fine di ottenere un look usato naturale ).
- DIRTY DENIM ( tessuto sporcato - i jeans dopo aver subito vari trattamenti di base
come quelli sopra elencati, vengono posti ad una sovra tintura leggera che attribuisce
loro un aspetto sporcato. Tipici e rinomati sono stati i lavaggi al tè o alla camomilla
di fine anni novanta anche se oggi esistono differenti colorazioni che possono essere
attribuite con questo tipo di trattamento).
- BURNED EFFECT ( bruciature - usando la fiamma ossidrica si bruciano punti ben precisi
della superficie del jeans per conferire un look usato e tecnologico al tempo stesso
).
- DENIM RESINATO O SPALMATO ( detto anche gommato - il tessuto viene trattato con
resine speciali che rendono il denim quasi impermeabilizzato, si ha la sensazione
al tatto di toccare una tela somigliante quasi al nylon. Hanno a volte una discreta
rigidità, in base anche al peso del denim utilizzato, che si perde successivamente
con i primi lavaggi in lavatrice).
- MOUSTACHE ( baffatura - viene eseguita con un primo processo di sfregamento con
carta abrasiva in zone ben precise come il sotto tasche anteriori e dietro le ginocchia
poiché sono i due punti in cui le articolazioni piegano la tela e in cui si creano
scoloriture tipiche del jeans usato. Successivamente si utilizzano spazzole abrasive
in ferro che riducono la differenza tra il baffo e il tessuto nuovo in modo da attribuire
l’ aspetto del jeans usato il più naturale possibile; infine, ancora la carta abrasiva
conclude il trattamento definendo le linee di demarcazione delle baffature. A volte
si usa anche il laser per ottenere l’ effetto moustache. Il laser può attribuire
con precisione anche molti altri degli aspetti tipici dell’ usato, scoloriture e
contrasti vari su cosce o posteriore ma eleva il costo di lavorazione e solo i produttori
più avanzati dispongono di tali macchinari.
Il denim viene frequentemente posto ad ulteriori trattamenti durante il processo
di lavorazione,quali: rotture e rammendo, verniciature, ricami o stampe, stropicciature.
L’effetto
BROKEN DENIM si ottiene sfregando il tessuto con dischi abrasivi, mole
e con strumenti spesso da officina. Mirando l’ azione in zone ben precise si creano
tagli ed aree consumate conferendo al jeans un aspetto vissuto, è importante che
siano eseguiti manualmente da operai specializzati in modo che ad ogni jeans sia
conferito un aspetto di unicità. Spesso gli strappi vengono successivamente rammendati.
CRINKLE o “stropicciature” (spesso negli stessi punti delle baffature) sono un intervento
molto frequente, Il più delle volte è una semplice presentazione di prodotto, basta
infatti lavare il jeans o stirarlo per eliminare tale effetto. Si ottiene stropicciando
il jeans con delle mollette in punti ben precisi dopo averlo immerso in una soluzione
a base di amido. I jeans vengono poi fatti asciugare in forni per fissare il trattamento.
Infine, in base alle tendenze della moda o alla creatività di alcuni stilisti, possiamo
trovare nel mercato jeans con applicazione quali: stampe, ricami (importantissimi
quelli sulle tasche posteriori che rendono riconoscibile la marca), strass, paillettes,
perline, swarovsky, patched worked, macchie di vernice e tutto quello che i designer
di oggi e di domani sapranno inventare.
Ecco altre definizioni riguardanti il mondo
del blue jeans utili da conoscere:
- FIVE POCKETS ( cinque tasche ) modello basic
( di base), il più tradizionale con due tasche posteriori, due anteriori ed il famoso
quinto taschino "money pocket" (portamonete) posto all’ interno della tasca destra
anteriore. STICH ( cucitura ) serve ad unire e rinforzare le parti del jeans. Può
essere singola o doppia, a volte è anche tripla. Tradizionalmente di color rame
od ocra è l’ impuntura che segue i perimetri delle tasche, dei passanti, della fascia
girovita, lungo le gambe internamente e che definisce l’ orlo del pantalone. Oggi
viene spesso eseguita, soprattutto quando è multipla, con fili di colori diversi
in modo da tale da arricchire l’ immagine del jeans.
- RIVETS (rivetti ) sono le classiche
borchie che vengono poste agli angoli delle tasche come rinforzo. Di color rame,
cromati, bronzo o smaltati di svariati colori sono oggi un altro elemento che, da
dettaglio tecnico, diventa un ornamento importante e di completamento.
- FLY ( allacciatura
o patta )
- BOTTOM FLY ( allacciatura a bottoni )
- ZIP FLY ( allacciatura con cerniera)
- BELT LOOP ( passanti della cintura )
- TAB (etichetta) viene apposta solitamente lungo
la cucitura della tasca destra posteriore rendendo riconoscibile il marchio, la
più famosa è quella rossa del LEVI’ S. PATCH (etichetta ) viene posta sulla fascia
della cintura, per tradizione sulla parte posteriore, lato destro. E’ il primo segno
di riconoscimento di un marchio ( brand ).
- LABEL ( etichette interne) vengono poste
all’ interno del pantalone per evidenziarne la marca ma alcune sono imposte obbligatoriamente
dalle leggi internazionali come quelle che riportano la composizione del tessuto,
indicazioni per il lavaggio e la provenienza del prodotto.
- RED LINE ( cimosa) è
quella cucitura interna alla gamba caratterizzata da due righe bianche ed una rossa
che si mette in evidenza risvoltando l' orlo del pantalone . Dettaglio importantissimo
per un jeans. Proiettando l’ immagine del prodotto al mondo del VINTAGE ( usato
d’ epoca per collezionisti), conferisce un look di prestigio che comporta un ulteriore
difficoltà nel processo di confezionamento ed un aumento del prezzo di vendita al
pubblico.
- VINTAGE ( d' annata ) è un termine che ha origine dal mondo dell' enologia,
raccoglie il concetto della vendemmia e della databilità di un vino, dell' annata
per l' appunto. Viene oggi utilizzato nel campo dell' abbigliamento per definire
un capo usato, ma soprattutto, per ricondurre quel capo ad epoche passate come ad
esempio gli anni 50', 60' o 70'. Grandi produttori di abbigliamento e famosi stilisti
possiedono veri e propri archivi, composti da capi collezionati negli anni spesso
di alto valore economico. Studiandone i dettagli e le forme, ne traggono l' ispirazione
per concepire le future collezioni che saranno presentate e lanciate nell' attuale
mondo della moda.